
Anche oggi ho aggiunto un tassello al mio percorso formativo.
Ieri un passo verso la consapevolezza emotiva. Un terremoto dentro. La lava emotiva che esce dalle crepe nella crosta della mia “persona”.
Oggi ho cantato come mai ho fatto prima. Meglio: oggi, per la prima volta, ho Cantato. Oggi ha emesso delle note senza alcuno sforzo, come mai prima.
La crescita umana va di pari passo con quella emotiva ed artistica.
Il viaggio, insomma, sta dando i suoi frutti.
Quello che un po’ mi intimorisce è il mio guardare un po’ troppo spesso al mio ritorno a Roma. Alla mia vita da civile. Al mio posto sicuro.
Mi intimorisce perché qui tutto è arte: sono circondato da persone di talento. Ci sono infinite risorse per vivere una vita artistica a pieno titolo. Anche solo da spettatore. O da cameriere.
A casa invece sono circondato da persone straordinarie (beh, quasi tutte), ma imprigionate e vittime del loro essere civile. Lo spazio ed il supporto per l’arte è nullo. E quindi diventa subito più facile, comodo, immediato lasciar perdere tutto. Annullare gli sforzi e vivere semplicemente da civile. Dimenticando l’Artista. Relegandolo di nuovo in fondo ad un armadio troppo buio e troppo stretto perché ci si possa sentire a suo agio.
E quindi riportarmi alla mia ormai fin troppo rodata, ma in fondo così calda, sicura e comoda vita di rimpianti e frustrazioni.
Ora sono uscito dal mio posto sicuro, ma ancora troppo poco esperto e consapevole per potermi sentire tranquillo in questa nuova veste. Addosso ho questi nuovi panni. I panni dell’Artista. Di uno che hai la stoffa per potercela fare. Panni che, com’è giusto che sia, mi calzano a pennello.
Questa settimana ancora posso concedermi il lusso dell’arte che viene pompata dall’esterno. Dopodiché sta a me.
Devo finalmente crescere, rafforzarmi e consolidarmi nella consapevolezza che niente viene dall’esterno ma dipende tutto da me.
Devo seriamente prendere un impegno con me stesso e portarlo avanti.
E ancora una volta temo il mio sabotaggio: quante volte mi sono detto queste stesse cose. Fatto le stesse promesse. Che poi si sono perse nel vento.
Bene, allora adesso mi concentro ad esercitare le ali, a rafforzarle, adesso che ancora sono vicino al nido, in modo da poter intraprendere il volo con un po’ meno timori quando sarò così lontano dal mio nuovo posto sicuro.
Ieri un passo verso la consapevolezza emotiva. Un terremoto dentro. La lava emotiva che esce dalle crepe nella crosta della mia “persona”.
Oggi ho cantato come mai ho fatto prima. Meglio: oggi, per la prima volta, ho Cantato. Oggi ha emesso delle note senza alcuno sforzo, come mai prima.
La crescita umana va di pari passo con quella emotiva ed artistica.
Il viaggio, insomma, sta dando i suoi frutti.
Quello che un po’ mi intimorisce è il mio guardare un po’ troppo spesso al mio ritorno a Roma. Alla mia vita da civile. Al mio posto sicuro.
Mi intimorisce perché qui tutto è arte: sono circondato da persone di talento. Ci sono infinite risorse per vivere una vita artistica a pieno titolo. Anche solo da spettatore. O da cameriere.
A casa invece sono circondato da persone straordinarie (beh, quasi tutte), ma imprigionate e vittime del loro essere civile. Lo spazio ed il supporto per l’arte è nullo. E quindi diventa subito più facile, comodo, immediato lasciar perdere tutto. Annullare gli sforzi e vivere semplicemente da civile. Dimenticando l’Artista. Relegandolo di nuovo in fondo ad un armadio troppo buio e troppo stretto perché ci si possa sentire a suo agio.
E quindi riportarmi alla mia ormai fin troppo rodata, ma in fondo così calda, sicura e comoda vita di rimpianti e frustrazioni.
Ora sono uscito dal mio posto sicuro, ma ancora troppo poco esperto e consapevole per potermi sentire tranquillo in questa nuova veste. Addosso ho questi nuovi panni. I panni dell’Artista. Di uno che hai la stoffa per potercela fare. Panni che, com’è giusto che sia, mi calzano a pennello.
Questa settimana ancora posso concedermi il lusso dell’arte che viene pompata dall’esterno. Dopodiché sta a me.
Devo finalmente crescere, rafforzarmi e consolidarmi nella consapevolezza che niente viene dall’esterno ma dipende tutto da me.
Devo seriamente prendere un impegno con me stesso e portarlo avanti.
E ancora una volta temo il mio sabotaggio: quante volte mi sono detto queste stesse cose. Fatto le stesse promesse. Che poi si sono perse nel vento.
Bene, allora adesso mi concentro ad esercitare le ali, a rafforzarle, adesso che ancora sono vicino al nido, in modo da poter intraprendere il volo con un po’ meno timori quando sarò così lontano dal mio nuovo posto sicuro.




